Nel suo trentennale viaggio nella sperimentazione grafica, Gianni Atzeni, approda alla fusione di due materiali apparentemente incompatibili: la rafia e il ferro. Fibra vegetale bizzosa ma soggiogabile la prima, minerale rigido eppure duttilmente domabile il secondo, entrambi capaci di unire forza e resistenza per vivere insieme un’avventura – per esempio - colorata. A metterli d’accordo è un’intuizione, figlia dell’approfondimento teorico-pratico di un artista che non vede orizzonti finiti nelle tecniche calcografiche, sempre trovando nella mescolanza la potenzialità di eleganti formalismi.
La ricerca polimaterica che lo ha guidato nella pittura, nella scultura e nell’installazione non poteva non confluire nella capacità espressiva che più lo affascina: così anche nell’incisione supera i tradizionali attrezzi impiegando elementi di contaminazione fra la matrice metallica e carta da stampare. Non per caso s’intitola “Materiografie” la mostra allestita nello spazio di Arcivernice a Cagliari (in via Baylle 115, fino a sabato): venti opere di piccolo formato che dimostrano fra l’altro come e perché una stampa artistica possa essere replicabile e al tempo stesso irripetibile. Qui l’unicità di un filamento di rafia inchiostrato e schiacciato dal torchio su una lastra d’acciaio fornisce una matrice di per sè moltiplicabile all’infinito, ma irriproducibile perché il modello veste per ogni stampa inchiostri di colori e tonalità differenti. Annodata, attorcigliata, modellata e colorata, la fibra di rafia esaurisce la propria funzione nell’impronta lasciata sul colore di fondo della lastra matrice. Anche la lastra, grezza o arrugginita, subisce interventi elaborativi (graffio, corrosione) che con la colorazione contribuiranno a esprimere l’immagine cercata dall’autore. Il quale interviene ancora con liberi ritocchi sulla carta dopo l’operazione di stampa condotta con procedimenti classici, per stati successivi, pilotati dal virtuosismo. Ciascun esemplare è un pezzo unico, espressione artistica generata da pratiche artigianali e risultato evidente di una tensione protesa a superare lo spazio bidimensionale. Si può dire che l’intero lavoro esecutivo sia parte essenziale dell’opera: una rappresentazione di segno gestuale che scavalca - senza negarlo – l’interesse dell’esito estetico.
L’iter della tecnica incisoria di Atzeni è intuibile nella galleria cosparsa di rafia sintetica e affollata di segni di rafia stampata, colori delicati, intriganti fantasie dettate da un’astratismo che sembra trasportato da lontani echi figurativi. C’è un quadro più grande degli altri, verticale, che offre l’immediata percezione della dinamicità degli accostamenti materici nell’opera dell’artista cagliaritano. Come l’impronta della materia sia "realmente visibile in questa serie tonale di grafiche"